Secondo la Comunicazione della Commissione Europea, “il consumo di prodotti tessili nell’Unione Europea, per la maggior parte importati, rappresenta attualmente in media il quarto maggiore impatto negativo sull’ambiente e sui cambiamenti climatici e il terzo per quanto riguarda l’uso dell’acqua e del suolo dalla prospettiva globale del ciclo di vita”.

All’interno di questo contesto, quattro donne siciliane, hanno fondato un marchio: “Coccadoro”, un brand artigianale di borse e accessori dal design originale, ideato e realizzato a Palermo, che utilizza principalmente come materia prima scarti di produzione tessile e rimanenze di magazzino fornite da tappezzieri e arredatori, trasformandole in nuovi prodotti. 

L’azienda Coccadoro è nata durante il periodo della pandemia. Le fondatrici, proprio in quel contesto di incertezza e cambiamento, hanno deciso di dare vita a un modello di crescita che incoraggia stili di vita virtuosi, con l’obiettivo di diffondere una cultura del rispetto e della responsabilità ambientale. La filosofia che guida il loro lavoro è riassunta nel motto: “Si cucina con quello che c’è”. Questo principio riflette la loro attitudine a sfruttare le risorse disponibili. La sostenibilità è una condizione imprescindibile della loro scelta imprenditoriale. 

Al fine di garantire una comunicazione ambientale responsabile e conforme alle direttive europee sulle caratteristiche di sostenibilità dei propri prodotti, Coccadoro ha avviato una collaborazione con la società di consulenza ambientale Circular Srl di Palermo. Questa scelta consente al marchio Coccadoro di prevenire il rischio greenwashing e di mantenere elevati standard di trasparenza.

Circular Srl ha valutato l’impatto ambientale di due tra i prodotti più richiesti del brand, una pochette e uno zaino, calcolandone in particolare la carbon footprint uno dei risultati della valutazione ambientale sul ciclo di vita del prodotto (detta Life cycle assessment – LCA in inglese) in accordo con la ISO 14040/44. La Carbon Footprint di Prodotto (CFP) quantifica le emissioni di gas a effetto serra (GHG, Greenhouse Gases) associate a un bene o a un servizio lungo l’intero ciclo di vita. In altre parole, esprime la somma complessiva delle emissioni (e delle eventuali rimozioni) di gas climalteranti generate nelle diverse fasi, dalla produzione all’uso fino al fine vita. Si tratta di uno strumento volontario, disciplinato dalla norma UNI EN ISO 14067:2018, che definisce requisiti e linee guida per la quantificazione della CFP (carbon footprint) secondo l’approccio del LCA.

Nella valutazione ambientale dei due prodotti ci si è concentrati soprattutto su due fasi del processo produttivo: la raccolta dei materiali e l’assemblaggio. La raccolta dei materiali riguarda il momento in cui le fondatrici si recano nei magazzini per recuperare le materie prime che verranno poi impiegate per creare i prodotti. In questa fase si è considerato soprattutto il trasporto, quindi gli spostamenti necessari per raggiungere i magazzini e prelevare i materiali. La fase di assemblaggio, invece, riguarda la realizzazione del prodotto e tiene conto dei consumi di energia elettrica legati all’uso delle macchine necessarie per assemblare i materiali, come ad esempio le macchine da cucire. In questo caso i consumi risultano più contenuti, mentre l’impatto ambientale maggiore è legato al trasporto, dovuto in gran parte al consumo di carburante nella fase di raccolta dei materiali. Va però precisato che questo impatto può considerarsi marginale, dal momento che gli acquisti dei materiali avvengono solo ogni tre mesi e il loro effetto viene ripartito su tutte le produzioni del periodo: di conseguenza, l’impatto reale è verosimilmente inferiore a quello calcolato.

Per migliorare ulteriormente le prestazioni ambientali, è stato consigliato di ottimizzare gli spostamenti legati alla raccolta delle materie prime (secondarie e reperite all’interno dello stesso territorio), privilegiando, quando possibile, mezzi meno inquinanti, ad esempio bicicletta o monopattino. Inoltre, dove possibile, è stata suggerita anche la riduzione della frequenza dei viaggi, organizzando i ritiri in modo più efficiente.

Dall’analisi condotta è emerso però un risultato particolarmente rilevante: la quantità di materiale riciclato impiegata nei prodotti. La pochette è composta per il 79% da materiale riciclato, mentre lo zaino il 76,5%. In base a questi risultati, i prodotti possono essere etichettati come “prodotti a basso impatto ambientale” secondo la UNI EN ISO 14021:2016.

Coccadoro rappresenta un esempio virtuoso di come la sostenibilità ambientale possa essere integrata nel processo produttivo di una piccola impresa, in linea con l’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030: “Consumo e produzione responsabili”. A differenza delle grandi aziende che rispondono alle pressioni del mercato, Coccadoro dimostra un impegno autentico verso la sostenibilità, che è una meta raggiungibile attraverso un impegno costante, consulenze specializzate e la conformità alle normative internazionali ed europee. 

Dott.ssa Maria Antonella Cigno

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Written by Antonella Cigno