Nell’ultimo anno l’Unione Europea ha rallentato la spinta alle nuove regole sulla comunicazione della sostenibilità delle imprese. Qualche mese fa, a giugno, la Commissione Europea ha posto un freno alla Green Claims Directive, che avrebbe dovuto affiancare la già approvata direttiva Empowering Consumers for the Green Transition (2024/825), presentata con l’obiettivo di rendere obbligatoria la verifica scientifica e indipendente delle affermazioni ambientali.
Infatti, grazie a questa normativa non sarebbe più stato possibile per esempio attestarsi il titolo di Carbon Neutral senza avere dietro un valutazione accurata in accordo con la normativa ISO 14067 che permette di misurare l’impronta di Carbonio, ossia l’impatto sui cambiamenti climatici. La Green Claims Directive si era ed è, anche se non è stata approvata dal Parlamento, proposta come normativa ambiziosa destinata a conseguire un risultato importante nel contrasto al greenwashing in Europa, ma il processo legislativo si è arenato a seguito dell’opposizione di una minoranza di blocco guidata da Italia e Germania.
Da un punto di vista geopolitico, l’Unione Europea sta rischiando di indebolire la propria leadership normativa sulla sostenibilità rispetto a Paesi che, ultimamente, stanno accelerando sulla trasparenza ambientale e la tracciabilità delle operazioni commerciali. Un quadro normativo armonizzato avrebbe consentito a consumatori e investitori di distinguere le reali pratiche green dalle mere operazioni di green marketing. La domanda sorge spontanea: la sostenibilità è davvero in crisi in Europa? Posto che l’Unione Europea stia concedendo una maggiore flessibilità a normative cardine del Green Deal come anche la CSRD, – Corporate Sustainability Reporting Directive e la CSDD, – Corporate Sustainability Due Diligence Directive, si auspica che il dibattito europeo possa presto riaprire uno spiraglio per norme più ambiziose e coraggiose in tema di comunicazione ambientale ai fini di protezione del consumatore.
Nonostante lo stallo politico sono presenti iniziative che incoraggiano le aziende a adottare metodologie riconosciute a livello europeo e internazionale, come l’analisi del ciclo di vita di prodotti e servizi. La valutazione scientifica di prodotti e servizi tramite l’analisi del ciclo di vita (LCA) è lo strumento più completo per capire se qualcosa è davvero sostenibile, e non mancano gli esempi: i prodotti digitali ci danno l’impressione di essere “immateriali”, invece hanno un impatto ambientale rilevante legato al consumo energetico; un prodotto riciclabile può non avere del tutto un basso impatto ambientale se il suo riciclo implica molta energia, così come materiali di uno stesso prodotto possono avere un impatto ambientale diverso che varia a seconda della fase del ciclo produttivo.
L’approccio, nato negli anni Settanta e consolidato negli ultimi decenni, è stato recepito anche a livello normativo europeo attraverso strategie come il Green Deal e la tassonomia UE per la finanza sostenibile, che spingono le imprese a misurare e rendicontare in modo trasparente i propri impatti ambientali. Oggi l’analisi del ciclo di vita (LCA) include energia, ingegneria, economia, management e scienze sociali, e obbliga a fare i conti con numeri, dati e compromessi reali.
Il mondo finanziario si muove nella stessa direzione: sempre più banche favoriscono l’accesso a crediti e finanziamenti per le imprese che rispettano criteri ESG e che dimostrano, attraverso analisi come l’LCA, un impegno concreto verso la sostenibilità. Diverse le conferenze già svolte ed in corso relative all’analisi del ciclo di vita, come il primo International Life Cycle Assessment Symposium, svoltosi dal 4 al 6 giugno 2025 presso l’ICTA-UAB (Catalunya, Spagna) con il tema “Towards Circular Water and Nutrient Management for Food Production”; l’LCA Conference della World Steel Association, tenutasi dal 9 all’11 luglio 2025 a Qingdao, Cina, con tema principale l’analisi del ciclo di vita nel settore siderurgico, ecc.
Conferenze in programma o imminenti nel 2025
Si svolgerà a Palermo, per la prima volta in Italia, dal 9 al 12 settembre 2025 la Conferenza Life Cycle Management, appuntamento giunto alla XII edizione – di rilievo globale sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il tema dell’edizione è “Global to Local – Methods, Tools and Best Practices for an Efficient and Effective Sustainable Transition”, focus la sostenibilità fondata su criteri e parametri scientifici, attraverso la valutazione del ciclo di vita di prodotti, servizi, processi produttivi in relazione a luoghi, sistemi economici e sociali diversi, mondo del lavoro. È un forum di rilievo che riunisce accademici, industria e istituzioni per condividere strumenti, casi studio e best practices, che vedrà come Chair della conferenza Marzia Traverso, docente e direttrice del Dipartimento di Sostenibilità all’Università RWTH Aachen (Aquisgrana), affiancata da Davide Bonaffini, responsabile EcoDesign ed Economia circolare di Hitachi Rail, col ruolo di Co-chair. L’organizzazione di LCM 2025 è frutto della collaborazione tra Hitachi Rail, Dipartimento INaB (RWTH Aachen) e la società innovativa palermitana Circular srl, guidata dall’ingegnere Antonio Covais. La seguente edizione segna una svolta strategica: al centro, l’applicazione concreta del Life Cycle Management nelle grandi industrie, con un focus su strumenti scientifici per valutare l’impatto ambientale, economico e sociale dei prodotti e dei servizi lungo l’intero ciclo di vita.
La sostenibilità in Europa non è morta, ma si trova oggi a un bivio decisivo. Solo attraverso coraggio politico e strumenti scientifici solidi l’Unione potrà riaffermare la propria ambizione di guidare il cambiamento globale verso un futuro realmente sostenibile. In questo contesto l’analisi del ciclo di vita deve diventare parte integrante delle strategie aziendali, superando il ruolo di esercizio di nicchia per accademici e specialisti.
Dott.ssa Maria Antonella Cigno
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