Luglio 8, 2025 News Nessun commento

Continuiamo a promuovere pratiche sostenibili e verificabili

iSUD e Circular Srl, alla luce del loro impegno comune di informare, formare e rafforzare la consapevolezza ambientale e sociale tramite pratiche trasparenti, responsabili e misurabili, esprimono perplessità rispetto al ritiro della direttiva Green Claims, che mirava a regolamentare in modo uniforme le dichiarazioni ambientali fornite dalle imprese, introducendo regole comuni e trasparenti. L’obiettivo della direttiva era quello di garantire che tutte le affermazioni ambientali fossero sottoposte a una verifica indipendente, evitando così il rischio di greenwashing. Il quadro normativo armonizzato avrebbe facilitato sia i consumatori che gli investitori nel riconoscere le reali pratiche sostenibili, distinguendole dalle mere operazioni di marketing. La decisione è arrivata nei giorni scorsi da parte della Commissione Europea, dopo l’opposizione di una minoranza di blocco guidata da Italia e Germania, sostenuta da altri Stati membri.

Si tratta di un passo indietro nella tutela del consumatore e nella promozione di una comunicazione ambientale chiara, verificabile e fondata su dati oggettivi. Il quadro normativo europeo perde, infatti, un tassello fondamentale che doveva affiancare la direttiva Empowering Consumers for the Green Transition (2024/825): la direttiva Green Claims, presentata insieme a quest’ultima nel 2023, rappresentava un traguardo essenziale nel contrasto al greenwashing, il quale costituisce un serio ostacolo al raggiungimento degli obiettivi che da tempo l’Unione Europea cerca di perseguire, mettendo al centro delle proprie politiche la protezione ambientale e le future generazioni. I consumatori continueranno così a essere esposti a messaggi ambientali ingannevoli, nonostante le nuove tutele previste dalla direttiva 2024/825. Inoltre, da un punto di vista geopolitico, l’Unione Europea rischia di indebolire la propria leadership normativa sulla sostenibilità rispetto a Paesi che, invece, stanno accelerando sulla trasparenza ambientale e la tracciabilità delle operazioni commerciali.

Imprese pioneristiche munite di coscienza ecologica, che hanno investito sino ad oggi in sostenibilità, potrebbero trovarsi svantaggiate rispetto ad attori meno virtuosi, ma più abili nella comunicazione ambientale ambigua. In qualità di professionisti della sostenibilità da anni, riteniamo che la rinuncia a questo provvedimento non solo rappresenti una battuta d’arresto sul piano normativo, ma anche un’occasione mancata per rafforzare la fiducia nei confronti della transizione verde. La coerenza tra regolazione, investimento e innovazione è essenziale per guidare l’Europa verso obiettivi che portino al miglioramento delle condizioni delle nostre unità produttive e delle nostre vite. Auspichiamo che il dibattito europeo possa presto riaprire uno spiraglio per norme più ambiziose e coraggiose in tema di comunicazione ambientale. La credibilità del Green Deal, e il futuro dell’economia circolare europea, passano anche da qui.

iSUD e Circular continueranno il loro impegno a fianco delle aziende che hanno interesse a perseguire una sostenibilità autentica e misurabile. Da un lato, iSud proseguirà la sua attività di informazione e sensibilizzazione; dall’altro, Circular Srl continuerà a lavorare con serietà e competenza al fianco di imprese impegnate in percorsi concreti di sostenibilità.

Continueremo a supportare realtà che vogliono evolversi con coerenza, promuovendo un approccio più consapevole e strategico, anche attraverso l’adozione di schemi volontari di verifica e rendicontazione. Si tratta di un dovere non solo verso il mercato, ma anche e soprattutto verso le persone e il pianeta.

Written by Antonella Cigno