Dicembre 16, 2025 Rassegna stampa Nessun commento

Oggi viviamo “tempi di crisi globali”, dal cambiamento climatico, che intensifica eventi estremi e mette a rischio gli ecosistemi, la pandemia che ha mostrato la vulnerabilità interconnessa di sistemi sanitari ed economici, fino alla guerra. All’interno di questo scenario, la sostenibilità, intesa come equilibrio tra la sua dimensione ambientale, sociale ed economica, non può e non deve più costituire un’opzione, ma deve essere un prerequisito per Stati, Industrie e Società.

L’Europa cerca di compiere dei passi avanti con l’obiettivo di creare un mercato unico della sostenibilità, migrando da iniziative volontarie a regolamenti vincolanti come EcodesignCBAMETS, ma la situazione attuale è  esposta ad un rischio di frammentazione normativa, di proliferazione di metodi e standard diversi. L’intento sarebbe quello di giungere a un sistema coerente, affidabile e comparabile, come dimostra la recente idea di sviluppare un database europeo integrato, supportato dall’AI, che rivoluzioni il monitoraggio dell’impronta ambientale.

L’armonizzazione, tuttavia, deve evitare di cadere nella trappola del one-size-fits-all, mantenendo flessibilità per le diverse filiere. La Conferenza Life Cycle Management 2025 svoltasi a Palermo di recente, ha messo sotto i riflettori l’evoluzione dei metodi di valutazione del ciclo di vita (LCA) e dell’impronta ambientale (EF) nelle politiche comunitarie, delineando il percorso futuro verso una normativa più coesa e ambiziosa.

Il focus di questo articolo riguarda una specifica dimensione della valutazione ambientale di prodotto: la misurazione dell’impatto sul cambiamento climatico, tecnicamente definita “impronta di carbonio”. Tale valutazione è regolata dalle normative internazionali ISO 14067 (per i prodotti) e ISO 14064 (per le organizzazioni).

Nonostante l’esistenza di standard che formalizzano le procedure di calcolo, permane un margine di discrezionalità legato al modo in cui vengono considerati i crediti di carbonio, definiti come strumenti di mercato che rappresentano la riduzione o la rimozione certificata di una tonnellata di CO₂ equivalente (tCO₂e) emessa in atmosfera. Tali crediti possono derivare da progetti di mitigazione, come interventi di riforestazione, lo sviluppo di energie rinnovabili o l’impiego di tecnologie di cattura e stoccaggio, e vengono utilizzati da imprese o organizzazioni per compensare le proprie emissioni residue.

Accanto alla cornice tecnica, tra il 2024-2025 è arrivato un cambio di passo fiscale in Italia. La riforma dei redditi dei terreni (D.Lgs. 192/2024) ha ampliato il perimetro del reddito agrario includendo, tra le attività connesse alla tutela ambientale, anche la cessione di beni immateriali come i crediti di carbonio, entro limiti e condizioni (prevalenza agricola; eccedenze tassate separatamente). L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 12/E dell’8 agosto 2025, ha fornito i chiarimenti operativi: “le cessioni di crediti di carbonio possono rientrare nel reddito agrario quando connesse all’attività agricola in senso proprio e debitamente certificate, premiando percorsi di carbon farming e pratiche climaticamente virtuose”. 

Sul fronte europeo, il tassello decisivo è il Regolamento (UE) 2024/3012 “Carbon Removals & Carbon Farming” (CRCF), il primo quadro volontario di certificazione per rimozioni di CO₂, carbon farming e stoccaggio in prodotti, che stabilisce criteri di qualità, monitoraggio e verifiche per evitare greenwashing, ovvero quando un’azienda si presenta “più verde” di quanto sia realmente, usando messaggi ambientali ingannevoli.

In questa direzione si inseriva anche la proposta di Direttiva Green Claims, con cui l’Unione Europea mirava a introdurre regole chiare e verificabili per le dichiarazioni ambientali delle imprese (ad esempio etichette come “eco” o “climate neutral”), così da garantire trasparenza e tutelare i consumatori. Va tuttavia ricordato che, a giugno 2025, il percorso legislativo si è interrotto: il trilogo è stato cancellato a seguito del ritiro dell’Italia, sostenuto da una minoranza politica europea, bloccando temporaneamente l’adozione della legge contro il greenwashing.

Il Regolamento (UE) 2024/3012 “Carbon Removals & Carbon Farming diventa la “lingua franca” per progetti agricoli che vogliono generare crediti certificati e, di conseguenza, accedere a riconoscimenti economici e fiscali a livello nazionale. Per le imprese, agricole e non, il percorso è triplo: misurare l’impronta (PCF/EF), ridurre con piani basati su dati e valorizzare i risultati (compliance, mercati, finanza sostenibile). All’interno di questo quadro diventa cruciale per le aziende affidarsi a competenze specialistiche, in grado di guidarle nella lettura del quadro normativo e nella definizione di strategie efficaci.

È qui che realtà come Circular Srl, società di consulenza ambientale con sede a Palermo assumono un ruolo rilevante. Circular vanta un’esperienza pluriennale nell’analisi del ciclo di vita (LCA) e nel calcolo della carbon footprint di prodotto (sul ciclo di vita) o di azienda, supportando le aziende nel calcolo delle emissioni  e dei relativi impatti (Scope 1-2-3, Product Carbon Footprint /Environmental Footprint) secondo i metodi europei, nella definizione di piani di riduzione attraverso eco-design, efficienza e circolarità, e nella preparazione alla conformità con la normativa vigente.

Questi sviluppi mostrano come la sostenibilità sia una vera e propria infrastruttura di regole, strumenti e competenze che ridisegna mercati e modelli produttivi. Per le imprese, saperla interpretare e integrare significa non solo evitare rischi di non conformità, ma anche accedere a nuove opportunità economiche, fiscali e reputazionali. In un tempo segnato da crisi globali e da rapidi cambiamenti normativi, la capacità di coniugare innovazione tecnica, responsabilità sociale e visione strategica diventa la chiave per trasformare le sfide in vantaggio competitivo.

Dott.ssa Maria Antonella Cigno

Riferimenti: D.Lgs. 192/2024, Circolare AdE 12/E/2025, Reg. (UE) 2024/3012 (CRCF). • Slide Commissione UE (LCM 2025): armonizzazione LCA/EF, ESPR, CPR, ETS/CBAM, priorità e roadmap . • Regolamento (UE) 2024/3012 (CRCF) – Certificazione europea per rimozioni, carbon farming e stoccaggio in prodotti. • Agenzia delle Entrate, Circolare 12/E – 8.8.2025 – Novità su redditi dei terreni: inclusione, a condizioni, delle cessioni di crediti di carbonio nel reddito agrario. • D.Lgs. 192/2024 – Riforma dei redditi dei terreni (modifiche al TUIR su attività agricole e connesse). https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2025/01/23/i-crediti-di-carbonio-diventano-attivita-agricola/86622

International Organization for Standardization (ISO). ISO 14067:2018 – Greenhouse gases — Carbon footprint of products — Requirements and guidelines for quantification. Geneva: ISO; 2018.

International Organization for Standardization (ISO). ISO 14064-1:2018 – Greenhouse gases — Part 1: Specification with guidance at the organization level for qua

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Written by Antonella Cigno